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Soave: la Garganega fra basalti e calcari

Il Soave non si capisce con una mappa: si capisce camminando sulle colline, dove i filari si aggrappano ai muretti a secco e il castello veglia sulla piana veronese. A giugno l’aria profuma di tiglio e di fieno; il vento arriva dalle prime balze dei Lessini, asciuga i grappoli e fa vibrare le foglie in controluce. In questo paesaggio la Garganega non è un ingrediente, è un dialetto: cambia accento a seconda del pendio, dell’altitudine, dell’esposizione, soprattutto della pietra su cui affonda le radici.

Ottella, Lugana con stile

Ottella è il Lugana raccontato con stile contemporaneo. Una visita che conferma come il Lugana, se ben fatto, sappia essere molto più di un bianco “da lago”.

Corte Sermana: dove il Lugana incontra il lago

Corte Sermana è una piccola azienda familiare affacciata sul Garda, in località Sermana a Peschiera del Garda. Qui i fratelli Bottacini coltivano Turbiana in purezza su suoli argilloso-calcarei di origine glaciale, puntando su vini tesi, sapidi e longevi.

Lugana: un territorio che si capisce nel bicchiere

Il Lugana non si lascia imprigionare in uno schema. È un’idea di bianco che nasce su un bordo d’acqua e si spinge lentamente verso l’entroterra, cambiando peso e accento a ogni chilometro. Chi arriva dalle rive tra Sirmione e Peschiera avverte per primo l’aria del lago: è una lama gentile che asciuga i grappoli, regolarizza le temperature, allunga le maturazioni. Da qui parte il racconto, perché il clima gardesano è la cornice che consente alla Turbiana di parlare chiaro: acidità netta, frutto pulito, una traccia salina che non è moda ma paesaggio. Quando sono passato a giugno ho trovato vigne tese e grappoli arieggiati; non c’era niente di scenografico, ma tutto lasciava intuire un lavoro di precisione.