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Rangiroa: la deviazione “vino” che non potevo non fare

Ero in vacanza in Polinesia Francese e, nel programmare le tappe, mi sono detto una cosa molto semplice: se esiste un vigneto “fuori posto” per definizione, è questo. Così, ad agosto, ho inserito una visita al Domaine Dominique Auroy – Vin de Tahiti, a Rangiroa (Tuamotu), l’unica cantina che produce vino sull’atollo.

Arrivo e impostazione della visita

La visita è organizzata in modo lineare: si passa dalla parte introduttiva (storia e contesto), si visita la cave di Rangiroa ad Avatoru e poi si finisce con la degustazione, con possibilità di abbinare anche l’assaggio del Rhum Mana’o. Vins de Tahiti+1

Perché è diversa da una visita in qualunque regione vinicola

Qui la parte interessante è la “geografia”: un vigneto su motu/atollo in mezzo a una laguna, quindi suolo corallino, luce fortissima e aria marina costante. È esattamente il tipo di posto in cui non ti aspetti di vedere filari— ed è il motivo per cui vale la deviazione anche se sei lì per mare e relax.

La degustazione del rosé Nacarat

La degustazione è centrata sul rosé Nacarat, ed è qui che la visita “si chiude il cerchio”: dopo aver visto dove cresce l’uva, capisci meglio perché il vino è impostato in un certo modo.

Nel bicchiere il colore è un rosa deciso, vivo, più “corallo” che cipria.

Al naso ho trovato un profilo molto diretto e leggibile: frutti rossi freschi (fragolina/lamponcino), una componente agrumata (pompelmo rosa) e una sfumatura floreale leggera. La parte più caratteristica, però, è una sensazione “marina” non tanto come profumo, quanto come impressione complessiva: un’aria salina che sembra quasi già nell’ambiente e che nel vino si traduce in un registro molto pulito e teso.

In bocca è un rosé costruito sulla freschezza e sulla sapidità: ingresso scorrevole, acidità ben presente ma composta, e una chiusura asciutta che invita al sorso successivo. Il frutto resta sullo sfondo senza diventare dolce o “caramellato”. La persistenza è media, con ritorni agrumati e una nota salina finale piacevole.

Un consiglio pratico (da viaggio)

Va bevuto ben fresco e messo subito alla prova con qualcosa di locale: pesce e preparazioni semplici, magari con una componente sapida, come il tonno à la tahitienne, con pomodorini e latte di cocco. La freschezza finale è uno dei suoi punti forti.

Alla fine me ne sono comprata anche una seconda bottiglia e l’ho messa alla prova con un Montecristo N. 4. Sapidità con sapidità: niente male, davvero…

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