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Salvan Vigne del Pigozzo: custodi di vitigni perduti

La scorsa settimana ho avuto il piacere di visitare Salvan Vigne del Pigozzo, una piccola realtà che custodisce con passione non solo la tradizione vitivinicola veneta, ma anche un patrimonio di vitigni ormai dimenticati.

Ad accoglierci sono stati Giorgio Salvan e sua moglie, persone di una gentilezza e di un’ospitalità rare. Con entusiasmo ci hanno aperto le porte della loro cantina, raccontandoci storie di famiglia e di vigneti che da secoli resistono al tempo e ai cambiamenti del mercato.

L’azienda si trova in una posizione davvero particolare, al crocevia di tre diverse denominazioni:

  • Bagnoli DOCG, storica per il Friularo;
  • Colli Euganei DOC, con i suoi terreni vulcanici e la varietà di vitigni coltivati;
  • Corti Benedettine DOC, meno conosciuta, che raccoglie un ampio territorio di pianura, ma oggi utilizzata da un numero molto ristretto di aziende.

Se c’è un vitigno che rappresenta l’anima di questa cantina, è senza dubbio il Friularo, biotipo del Raboso Piave. Si tratta di un vitigno autoctono della provincia di Treviso, ma che trova la sua patria d’elezione nella Bassa Padovana, dove viene coltivato da secoli.

Il Friularo è un vino di carattere, tannico e acido, pensato per lunghi invecchiamenti. La sua forza rustica è stata per secoli la garanzia di vini da lunga conservazione, capaci di accompagnare i pasti contadini ma anche di sorprendere per complessità dopo anni in bottiglia.


Un viaggio tra vitigni scomparsi

Ciò che rende unica questa visita è stata la possibilità di conoscere ed osservare durante la vinificazione varietà quasi estinte, che qui trovano ancora un rifugio:

  • Corbina, Corbinona e Corbinella: vitigni che nulla hanno a che fare con i quasi omonimi della Valpolicella e che regalano vini sottili e fragranti, memoria di un Veneto agricolo che non inseguiva le mode, ma la diversità dei propri terroir.
  • Gatta: una varietà di cui si erano perse quasi le tracce, ma che resiste grazie alla tenacia dei Salvan; un vino rustico, sincero, che racconta la sua terra con schiettezza.
  • Pataresca: un nome curioso, dietro al quale si nasconde un’uva che sorprende per intensità aromatica e carattere.

Questi vitigni non hanno spazio sul mercato, ma rappresentano un patrimonio di biodiversità che i Salvan custodiscono con tenacia e passione.


L’esperienza della degustazione

Seduti a tavola, abbiamo avuto modo di assaggiare i prodotti dell’azienda: vini che uniscono la forza del territorio alla delicatezza di chi lavora con cura artigianale. Ogni calice era accompagnato da racconti e aneddoti che hanno reso la degustazione non solo un momento sensoriale, ma un vero viaggio culturale.


Custodi della memoria

Quello che colpisce di Salvan Vigne del Pigotto è la loro scelta di custodire e non di rincorrere numeri o tendenze. Giorgio e sua moglie si prendono cura dei loro vigneti con la consapevolezza che preservare la biodiversità è un atto di responsabilità verso il futuro.

Visitare questa cantina significa entrare in contatto con la parte più autentica della viticoltura: quella fatta di famiglie, di memoria e di amore per la propria terra.


Un’esperienza che consiglio a chiunque voglia scoprire non solo vini, ma anche storie di persone e di vitigni che meritano di non essere dimenticati.

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