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Hunter Valley: due ore da Sydney attraverso il niente

Da Sydney alla Hunter Valley sono circa due ore di auto: usciti dalla città, la strada si distende in tratti lunghi e poco “abitati”, finché il paesaggio cambia e compaiono colline basse e ordinatissimi appezzamenti vitati. La valle è ampia, rilassata, con cantine concentrate soprattutto nell’area di Pokolbin e dintorni: una destinazione perfetta per una gita giornaliera se si ha voglia di alternare paesaggio e calici.

La vallata (e la scena che non ti aspetti): i canguri tra i filari

Ad agosto è inverno australe: clima più fresco, luce pulita, e visite in vigna molto comode. La cosa più “australiana” della giornata, prima ancora delle degustazioni, è stata vedere canguri nelle vigne: non in un’area recintata o in un contesto turistico costruito, ma proprio lì, tra i filari, come parte della normalità del posto. È un dettaglio che rende immediatamente chiaro che qui la viticoltura convive con una natura più presente e meno “addomesticata” rispetto a molte zone europee.


Prima visita: Tulloch — una storia che parte da 43 acri “presi per saldo”

La prima tappa è stata Tulloch Wines, una realtà storica della Hunter. La loro storia, per come la raccontano anche loro, è una di quelle da manuale: nel 1895 John Younie Tulloch accetta come pagamento di un debito una proprietà di 43 acri a Pokolbin (con alcune vecchie vigne di Shiraz) e da lì inizia la vicenda della famiglia in valle. Oggi Tulloch si presenta come azienda con oltre 130 anni di attività e un’impostazione molto orientata all’accoglienza e all’esperienza in cellar door (spazi e format pensati anche per pubblici diversi).

La degustazione: verticale di 6 annate di Shiraz “Pokolbin Dry Red”

Da Tulloch ho fatto una degustazione impostata benissimo per chi ama capire come “si muove” un’etichetta nel tempo: verticale di sei annate del loro Pokolbin Dry Red Shiraz. Dalla foto: 2006, 2007, 2010, 2011, 2013, 2022.
Questo vino è un vero “pezzo di casa” per la cantina: Tulloch indica il Pokolbin Dry Red Shiraz come etichetta prodotta dal 1952, quindi è proprio il tipo di riferimento che ha senso assaggiare in verticale. tullochwines.com

In accompagnamento c’erano salumi e formaggi locali: non un contorno, ma un aiuto concreto per leggere meglio struttura e progressione del vino.

Due note (da viaggiatore con bicchiere in mano, non da scheda tecnica)

Annata giovane (2022): frutto più vivo, sorso più immediato e “diritto”, con energia e freschezza che lo rendono molto gastronomico.

Annate mature (2006–2011): profilo più “terziario”, meno frutto frontale e più sensazioni di evoluzione; la beva diventa spesso più composta e interessante sul dettaglio (spezie, note più scure, impressione di maggiore armonia).

In aggiunta, ancora Shiraz: Hector, del 2018 e l’edizione celebrativa Cellar D00r Release, per il centoventicinquesimo anniversario dell’azienda, nel 2022.

A rendere tutto più “da giornata perfetta” c’era un tagliere con salumi e formaggi locali, che aiuta anche a mettere a fuoco la struttura del vino (tannino, succosità, speziatura) in abbinamento.

Due note da degustazione (senza fare la scheda tecnica)

  • Le annate più mature (2006–2011) hanno mostrato la parte più interessante della verticale: frutto meno “gridato”, profili più complessi, sensazioni evolute e un’idea di Shiraz che non è solo potenza, ma anche equilibrio.
  • La 2022, inevitabilmente, è stata la cartolina del “presente”: frutto più vivo, energia, un sorso più immediato e gastronomico, perfetto per capire la direzione stilistica attuale.

Seconda visita: Tyrrell’s e una batteria ampia di 12 vini

Seconda tappa: Tyrrell’s, con un’impostazione diversa: non una verticale, ma una degustazione più varia (dodici vini, in foto) per attraversare più stili e vitigni della casa.

Qui il bello è stato proprio il “giro completo” della gamma, con assaggi che includevano:

  • Semillon (il grande classico della Hunter: secco, teso, molto identitario),
  • Chardonnay,
  • rossi su base Shiraz,
  • e qualche incursione più “diversa” (in batteria c’erano anche vitignicome Sangiovese, Pinot Noir e Fiano).

Cosa mi porto via da Tyrrell’s

  • Il Semillon della Hunter è un vino che colpisce per stile: spesso più sulla freschezza e sulla precisione che sulla “morbidezza” immediata. È il tipo di bianco che capisci meglio pensando a tavola, con pesce e piatti sapidi.
  • I rossi (area Shiraz e blend) mostrano un profilo più “fine” di quanto molti si aspettino quando sentono “Australia”: meno caricatura, più bevibilità, con una bella componente speziata.
  • La parte più interessante, per una visita di viaggio, è che in una sola sessione riesci a vedere quanto può cambiare il volto della valle passando da un vitigno/etichetta all’altra.

Perché questa giornata vale la deviazione

In Hunter Valley non vai solo “a bere”: vai a vedere come una zona vinicola convive con spazi enormi, fauna selvatica e un ritmo diverso. E poi, diciamolo, degustare una verticale seria di Shiraz e, poche ore dopo, passare a una batteria ampia in una cantina storica come Tyrrell’s è esattamente il tipo di giornata che, da appassionato, vuoi portarti a casa.

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